La struttura sorge nei pressi della “Lama Balice”, adiacente al ponte storico detto Pescara del Carmine, che conduce verso il centro storico di Bitonto.
Il sito originariamente ospitava un convento dei Padri Carmelitani del 1489.
In piena epoca borbonica, per volontà pubblica e privata, furono creati istituti di assistenza – orfanotrofi e ospizi – come parte del “welfare ante-litteram”. Nel contesto del Barese, questo complesso femminile fu uno dei casi.
Il progetto di trasformazione del convento in “Reale Orfanotrofio” femminile, intitolato a Maria Cristina di Savoia (moglie di Ferdinando II di Borbone), fu approvato con decreto nel 1835, su istanza del Consiglio Provinciale di Bari, presieduto allora dal bitontino Carmine Sylos.
L’architetto bitontino Luigi Castellucci fu incaricato del progetto di ristrutturazione/adattamento.
I lavori iniziarono con l’appalto nel 1838; la posa della prima pietra avvenne il 8 gennaio 1839. I lavori durarono circa 13 anni e nel 1852 la struttura risultava consegnata, seppure con alcuni piani ancora incompleti.
La facciata imponente (circa 90 metri) reca ancora l’iscrizione dell’anno di fondazione e busti bronzei del re Ferdinando II e di Maria Cristina.
L’istituto era dedicato alle orfane: bambine in condizioni familiari precarie, abbandonate o in situazioni di forte disagio economico o sociale.
La formazione delle ragazze prevedeva: scuola elementare, scuola magistrale per le più promettenti, insegnamento di attività più pratiche (cucito, cucina) per le altre. L’idea dominante era quella di formare “buone e diligenti massaie” nell’ottica borbonica-preunitaria.
All’interno del complesso furono ricavati dormitori, refettorio (ad esempio per 250 fanciulle), chiostri e ambienti ricavati dall’ex convento.
L’edificio conserva elementi dell’antico convento (quali volte, pilastri, corridoi a crociera) insieme a interventi ottocenteschi di adattamento.
La chiesa interna, intitolata a Santa Maria del Carmine, è articolata in tre navate, decorata con tele seicentesche e marmi policromi, altare in marmo intarsiato del 1770.
L’istituto ha mantenuto attività fino agli anni ’80 del Novecento come orfanotrofio.
Oggi parte della struttura è adibita a centro diurno per minori, gestito da cooperative sociali nel territorio.
Alcuni ambienti sono, ad oggi, inagibili o in attesa di restauro, data la complessità della manutenzione di un edificio così ampio e storico.
L’Orfanotrofio Maria Cristina ha rappresentato per Bitonto un importante istituto di assistenza a giovani donne in difficoltà, offrendo non solo un ricovero, ma anche un’istruzione e formazione.
È anche simbolo architettonico della città (visibile dalla viabilità verso il centro), e testimonia il passaggio da un modello assistenziale borbonico a nuove forme di welfare nel XX secolo.
Recenti iniziative – come l’“Aperi-tour” guidato da ragazzi della cooperativa sociale Cooperativa Eugenia – valorizzano la struttura come luogo di memoria e cultura.
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di COMUNE DI BITONTO